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La falanghina dei Campi Flegrei e la memoria storica che non c’è

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Sabato 10 gennaio ho partecipato ad una “Formaggiata” presso la sala degustazione di Cantine Astroni. Potete trovare una descrizione dettagliata dell’evento sul sito di Luciano Pignataro a cura di Monica Piscitelli.

Quello che volevo sottolineare è l’incredibile tenuta del vino degustato, la sua acidità, la spiccata mineralità distintiva della falanghina campi flegrei era ancora facilmente individuabile anche tornando indietro negli anni fino al 2002. Stiamo parlando di un vino base, che nasce per essere consumato velocemente e che viene prodotto in un numero considerevole di bottiglie.

Non c’è che dire, ha ragione Angelo Di Costanzo, la mancanza di una “Memoria Storica“, di un’archivio liquido sotto forma di bottiglie non ci permette di capire le reali potenzialità a lungo termine di questi nostri vini bianchi, che pure hanno dalla loro una storia millenaria e i cui vitigni sono perdipiù su piede franco.

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Lunedì, 19 Gennaio 2009 alle 00:46

Il Consorzio tutela vini dei Campi Flegrei

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Il Consorzio Tutela Vini dei Campi Flegrei, fondato il 20 febbraio 2004 dal comparto vitivinicolo dei Campi Flegrei, è nato dalla volontà di garantire e tutelare la tradizione vinicola dell’area e di consolidare ed ampliare la notorietà dei vini autoctoni ed attualmente rappresenta circa il 90% della produzione.
E’ stato ufficialmente riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole, con decreto del 26/04/2005 e pubblicato su G.U. 12/05/2005, n. 109.

from video.libero.it posted with vodpod

Con il supporto della Camera di Commercio di Napoli e la proficua collaborazione con il mondo scientifico ed universitario, sono continuamente approfonditi gli argomenti sulle tecniche di vinificazione e di coltivazione del vitigno.

La produzione Campi Flegrei DOC, riconosciuta con decreto ministeriale del 3 ottobre 1994 è diffusa nell’intero territorio dei comuni di Procida, Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto e in parte di quelli di Marano e Napoli.
I vini Campi Flegrei Doc, prodotti su terreno vulcanico ricco di ceneri, lapilli, pomici, tufi e microelementi, determinano nelle uve e nei suoi vini aromi e sapori assolutamente prelibati.

Una delle caratteristiche che rende unica la Doc dei Campi Flegrei è la pianta di vite da cui deriva, detta a piede franco.
Si tratta di una vigna originaria, la “Vitis vinifera“, non innestata su ceppi di vite americana, rimanendo inalterata all’attacco della fillossera (Philossera vastatrix) che devastò i vigneti europei nella seconda metà del diciannovesimo secolo, comportando un’alterazione dell’assetto ampelografico della viticoltura europea. La vite è coltivata ancora oggi su piede franco, senza porta innesto.

Ciò accade proprio nei Campi Flegrei; dove, per la particolare struttura del terreno vulcanico gli insetti non riescono a sopravvivere, poiché i grani, sciolti e grossolani, impediscono alle larve di poter scavare percorsi e gallerie.
Tuttora, l’attuale metodo di coltivazione, avviene per propaggine, piantando nel terreno la nuova vite, successivamente separata dalla pianta madre, consentendo di mantenere inalterata, per una sorta di clonazione naturale, il bagaglio genetico, delle viti originarie.

CAMPI FLEGREI DOC prodotto con uva Falanghina

È un vitigno che venne annoverato tra i “finissimi fautori di piaceri sublimi della gola“. E’ un’uva a bacca bianca fra le più diffuse ed apprezzate. Generalmente dà vini bianchi giallo paglierini, di ottima consistenza, con un bouquet floreale e fruttato molto ampio e fine, al palato è morbido, secco e delicato.

Il nome falanghina deriva da “falange“, il grande palo di castagno a sostegno dell’alta vite, ancora oggi utilizzati nella sua coltura. È coltivato a piede franco. E’ un vino giovane da pasto che accompagna egregiamente piatti tipici della cucina marinara, quali i frutti di mare anche crudi, pesce nobile e crostacei sia alla griglia sia in frittura.

CAMPI FLEGREI DOC prodotto con uva Piedirosso o Per ‘e palummo

Antichissimo vitigno campano, già apprezzato ai tempi della Baia Imperiale e citato anche da Plinio il Vecchio.
La tradizione vuole che prenda i nome dal colore del suo graspo, uguale a quello della zampa del colombo e quindi conosciuto localmente come Per’e Palummo. Viene coltivato su piede franco.

E’ un vino da pasto che si presenta di colore rosso rubino intenso, al naso si avvertono odori di ciliegia, lampone, rosa ed al palato giunge morbido e corposo.
Si accompagna eccellentemente a piatti dal sapore deciso della tradizione campana. E’ ottimo con arrosti e paste al sugo, bolliti e formaggi stagionati.

Fonte: Consorzio tutela vini dei Campi Flegrei

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Sabato, 16 Febbraio 2008 alle 12:13

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Lo Strione di Cantine Astroni

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Sono stato invitato domattina alla presentazione in anteprima di un nuovo vino di Cantine degli Astroni: lo Strione.

Non conoscete ancora questa cantina? Allora ecco a voi un bel video di presentazione.

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Presentazione della cantina

Dal sito di Luciano Pignataro:

Lo Strione è una Falanghina particolare nel ricco e affascinante panorama vitivinicolo flegreo: le uve dopo la diraspatura sono state pigiate leggermente e lasciate con le bucce durante la fermentazione la cui temperatura è oscillata dai 12 ai 16 gradi. A metà del processo sono stati tolti 10 ettolitri di mosto senza buccia e travasati in due tonneaux da 5 ettolitri. Terminata la fermentazione le due masse sono state unificate e affinate in vasche d’acciaio per sette mesi, da novembre a maggio.

Imbottigliata a giugno, entra in commercio a dicembre, oltre un anno dopo la vendemmia.
L’obiettivo dell’enologo Gerardo Vernazzaro è quello di qualificare ulteriormente la Falanghina dei Campi Flegrei esplorandone tutte le potenzialità.

Al mio ritorno vi renderò partecipi delle mie impressioni.

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Sabato, 24 Novembre 2007 alle 12:39

Porta dell’Olmo Falanghina Passito Sannio DOC di Corte Normanna

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Porta dell’Olmo FalanghinaL’arduo compito di chiudere la serata inaugurale de “i 5 vini” è stato affidato, come anche in apertura, alla falanghina, questa volta in versione passito.

Dopo la raccolta, grappoli selezionati di quest’uva vengono fatti appassire su graticci per un periodo variabile da 40 a 50 giorni, segue poi una pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata ed un lungo affinamento in acciaio.

Il risultato finale è un vino dal robusto grado alcolico (15% vol.) ed elevato residuo zuccherino, efficacemente “contrastati” da una discreta acidità che alleggerisce e rende estremamente piacevole e versatile questo vino.

Infatti, non è bastato il tortino di mela annurca a soddisfare i commensali. Per fortuna Alfredo aveva portato con se una scorta di croccantini della Provenzale di quel maestro pasticciere che porta il nome di Tiziano Fiorelli.

Si dice che il cioccolato sia difficile, molto difficile da abbinare, ma vi assicuro che questi croccantini si sono proprio sposati con il passito di falanghina di Alfredo.

E così, quello che doveva essere un cadeau per mia moglie, si è trasformato nell’ennesimo credito da lei vantato nei miei confronti.

Riuscirò a cavarmela con una bottiglia di questa splendida Porta dell’Olmo Falanghina Passito (o quantomeno ad addolcirla)???

Lo scoprirete nella prossime puntate…

Porta dell’Olmo Falanghina Passito di Corte Normanna, in enoteca euro 13,00

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Mercoledì, 21 Novembre 2007 alle 23:21

Falanghina Sannio DOC di Corte Normanna

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Falanghina Corte NormannaCome promesso, comincio a parlarvi dei vini che degusteremo venerdì 16 in occasione della prima serata de “I 5 vini“.

Questo vino me lo fece scoprire nel 2003 l’istrionico Fabrizio Erbaggio dell’Enoteca Ciao Vino di Varcaturo. Avevo da poco appreso che in novembre sarei diventato padre e stavo facendo la mia (breve, ma intensa) esperienza nel mondo della ristorazione.

Cercavo un bianco base da proporre come “vino della casa” e non volevo il solito “vino locale a 3 euro a litro“.
Rimasi molto colpito dal prodotto, erano i tempi in cui il must come falanghina era rappresentato da quella proposta da Feudi di San Gregorio e questo piccolo produttore aveva in portafoglio un prodotto spettacolare ad un prezzo oserei dire “vergognoso“.

Fatto sta che grazie a Fabrizio ottenni un contratto di fornitura indubbiamente vantaggioso che mi permise di proporre a tavola per tutta l’estate 2003:

Bianco della casa
Falanghina del Sannio Corte Normanna – 5,00 euro

Negli anni successivi il prodotto è leggermente cambiato (in meglio) e, purtroppo, il prezzo è salito. Ma, ancor oggi, se vi va di bere un ottima falanghina da 13% che sia anche sufficientemente fresca, profumata “il giusto” e che abbia una quotazione davvero davvero onesta, non posso che indirizzarvi su questo prodotto dell’azienda dei fratelli Falluto di Guardia Sanframondi (BN).

Falanghina del Sannio DOC 2006 di Corte Normanna, in enoteca euro 6,00

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Lunedì, 12 Novembre 2007 alle 19:12

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