Coda di Volpe Campania IGT 2007 Di Meo: la rivincita di una uva operaia
Il nome viene dal latino “Cauda Vulpium” per la caratteristica forma che assume il grappolo e che ricorda appunto una coda di volpe; tale vitigno è molto diffuso in Campania anche se poco conosciuto al di fuori di questi confini e questo perchè il vino ottenuto dalle sue uve per decenni ha fatto da “ammorbidente” per molti dei bianchi campani autoctoni caratterizzati da quell’elevato tasso di acidità dovuto al terreno vulcanico.

Riscoperta e rilanciata sull’onda del successo dei più famosi e conosciuti Fiano, Greco e Falanghina, la Coda di Volpe ha dismesso la tuta da operaia per indossare finalmente degli abiti confezionati su misura e cioè quelli derivanti da una raccolta leggermente anticipata, una vinificazione mirata e moderna, un affinamento in acciaio e bottiglia per ottenere un vino rotondo, pulito, giustamente acido e dalla gradazione alcolica generalmente contenuta.
La versione di Roberto Di Meo, enologo e comproprietario dell’omonima azienda di Salza Irpina (AV) è composta da un 85% di coda di volpe con un saldo di fiano e greco. Di facile beva e moderatamente alcolico (12%), questo vino dai profumi semplici fa della pulizia di esecuzione il suo vanto. Più acido di quanto mi aspettassi, mi è piaciuto berlo ad una temperatura leggermente più bassa del solito, compagno discreto di una tranquilla serata in famiglia.










…se vuoi un libro da abbinare a questo vino allora ti consiglio “la solitudine dei numeri primi”, un apparente libro tranquillo, ma sopratutto un riflessione sul mondo giovanile di oggi che cerca con difficoltà la strada non tanto e non solo per emergere, ma “semplicemente ” per affermare un’identità che non sia transitoria… da leggere…insieme al
…”compagno discreto di una tranquilla serata in famiglia”….
frankie gioes to hollywood
Domenica, 7 Settembre 2008 alle 19:07
…ho dimenticato i dati del libro… ” La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano, Mondadori 18.00 euro.
frankie gioes to hollywood
Domenica, 7 Settembre 2008 alle 19:10
Premesso di essere di parte, ma ogni volta che bevo un vino “non tuo” non mi piace.
moglie
Lunedì, 8 Settembre 2008 alle 12:02